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recupero salone dorato serliana dettaglio
STORIE

Il Salone Dorato
torna alla luce

Il progetto di recupero del Salone Dorato
del Museo Poldi Pezzoli.
Con il sostegno del World Monuments Fund.

Decorazioni, arredi, la grande finestra in marmo e bronzo: il Salone Dorato ha cambiato pelle tre volte in centocinquant’anni. Il progetto di recupero, realizzato con il World Monuments Fund, ne restituisce il volume originario e riporta alla luce la sua grande finestra marmorea.

Un progetto di recupero durato circa un anno e mezzo ha restituito al Museo Poldi Pezzoli il Salone Dorato, l’ambiente di rappresentanza che ospita i capolavori rinascimentali della collezione. Realizzato con il sostegno del World Monuments Fund, l’intervento ne ha ripristinato il volume ottocentesco e riportato alla luce la grande finestra in marmo, rimasta nascosta per cinquant’anni sotto un controsoffitto degli anni Settanta.
Il nuovo Salone Dorato riapre al pubblico il 15 settembre 2026.

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Il Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli ha attraversato una distruzione bellica e tre riallestimenti, ciascuno con una propria idea di cosa valesse la pena conservare. L’ultimo capitolo di questa storia è nato da una scoperta: una videoispezione condotta nel 2025 dietro il controsoffitto degli anni Settanta ha rivelato che parte della decorazione ottocentesca, la grande finestra in marmi policromi e bronzi, era arrivata fino a noi quasi intatta. Da qui è partito il progetto di recupero che ha restituito al Salone la sua volumetria originaria.

PARTE PRIMA

LA RICERCA

Una casa diventata museo

Il Salone Dorato non è “una stanza”: è un tassello di un progetto più ampio, che aveva già impressionato i contemporanei di allora. Nel 1858 la scrittrice inglese Elisabeth Rigby, moglie di Charles Eastlake, direttore della National Gallery di Londra, visita per la prima volta la casa del giovane marchese Poldi e annota nel suo diario:

Lady Elizabeth (Rigby) Eastlake, 1809 – 1893

“Davvero, nessuno potrebbe immaginare nulla di più sontuoso. Le stanze sono intarsiate con legni di diversi colori, e contengono affascinanti dipinti, metalli, oreficerie, sete, tutti lavori delle maestranze milanesi che possono davvero competere col mondo.”

Il marchese che l’accompagna in quella visita, Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), sta trasformando il suo appartamento di famiglia in una sequenza di ambienti in stile storicista – lo Studiolo dantesco in stile Trecento, la Sala nera “del primo Rinascimento”, la Sala degli stucchi in stile rococò, lo Scalone barocco – pensati come cornice per una delle collezioni d’arte antica più importanti dell’Ottocento italiano.

Studiolo Dantesco
Studiolo Dantesco
Sala Nera
Sala Nera
Un'immagine in bianco e nero mostra la Sala d’Armi in una foto d'epoca.
Sala d’Armi
Sala Gialla
Sala Gialla

Per ogni acquisto si consulta con i conoscitori d’arte più autorevoli del tempo, da Giovanni Morelli a Otto Mündler, e registra tutto in un quaderno personale, la “cassa mia particolare”.

Il Salone Dorato, ambiente di rappresentanza affacciato sul giardino, ne era il punto più alto: qui trovavano posto i capolavori rinascimentali della raccolta, tra gli altri, opere di Botticelli, Mantegna e Piero del Pollaiolo.

Il quaderno DI GIAN GIACOMO POLDI PEZZOLI, la “cassa mia particolare”

Nel suo testamento, datato Milano, agosto 1871, Poldi Pezzoli scrive di proprio pugno le parole che avrebbero fondato il museo:

Dispongo che l’appartamento da me occupato […] l’armeria, coi quadri, coi capi d’arte, colla biblioteca e coi mobili […] venga mantenuto ad uso e beneficio pubblico in perpetuo […] E ne affido l’amministrazione e la direzione al mio amico Giuseppe Bertini.”

Gian Giacomo Poldi Pezzoli, Testamento, Milano, agosto 1871

Gian Giacomo Poldi Pezzoli, Testamento, Milano, agosto 1871
Giuseppe Bertini (1825-1898)
Il progetto di Giuseppe Bertini

Il progetto decorativo del Salone, affidato a Giuseppe Bertini (1825-1898) e realizzato tra il 1874 e il 1881, è descritto in dettaglio nella Descrizione dei Locali che fanno parte della Fondazione Artistica Poldi-Pezzoli, il documento redatto per la Direzione del Museo che accompagna ogni ambiente della casa:

Un soffitto in legno dorato alla ducale, suddiviso da quattro travi parallele con mensole riccamente intagliate. Il fregio dipinto a fresco con putti e festoni di fiori e frutti era sovrastato da una cornice in legno dorato e le pareti […] erano tappezzate di stoffe in seta gialla damascata. Il grande finestrone architettonico in stile rinascimentale che dava sul giardino era racchiuso da due stipiti marmorei eretti da una base in granito e quattro colonne e un archivolto a botte in marmo d’Ornavasso […] le basi e i capitelli delle colonne erano invece rivestiti di bronzo fiorentino, mentre il fusto delle colonne era in pavonazzo di Siena.”

Il documento prosegue con dettagli che nessuna fotografia storica mostra: nell’angolo destro della serliana era incassata una vetrina a muro con cornice in ebano, ante in mogano naturale e scorniciature d’ebano, serratura all’inglese con placca in bronzo ossidato e un piccolo cassetto con pomelli in bronzo dorato; sul lato sinistro, un’apertura priva di porta metteva in comunicazione il Salone con la Sala Nera, le cui strombature erano rivestite dello stesso damasco giallo della sala.

Descrizione dei Locali che fanno parte della Fondazione Artistica Poldi-Pezzoli, Giuseppe Bertini

Sei elementi, un solo disegno unitario: il soffitto dorato, il fregio dipinto, le pareti in seta damascata, la grande finestra marmorea, il parapetto in bronzo e la vetrina d’angolo formavano un unico apparato decorativo, pensato — come tutte le sale della casa — per fare da cornice ai capolavori esposti. Era l’insieme di questi elementi a rendere il Salone Dorato l’ambiente di rappresentanza più importante della casa museo.

Il Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli, fine Ottocento. Veduta d'insieme della sala nell'allestimento voluto da Giuseppe Bertini, con la specchiera barocca sulla parete sinistra.
Il Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli, fine Ottocento. Veduta d’insieme della sala nell’allestimento voluto da Giuseppe Bertini, con la specchiera barocca e i grandi arazzi sulla parete sinistra
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli, fine Ottocento. Il camino andato distrutto nei bombardamenti del 1943
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli, fine Ottocento. La grande serliana marmorea sul giardino, controluce.
Salone Dorato, parte del camino, Museo Poldi Pezzoli, fine Ottocento. Il camino andato distrutto nei bombardamenti del 1943
Il preventivo della serliana a firma di Boni e Peletti, 2 marzo 1876
Il preventivo della serliana a firma di Boni e Peletti, 2 marzo 1876
Il cantiere della serliana

Della sola grande finestra, la cosiddetta serliana, restano i documenti originali del cantiere. Il 2 marzo 1876 gli scultori-fornitori Boni e Peletti presentano un preventivo di 5.650 lire per “un finestrone con archivolti, colonne e basamento, composti di marmo Ornavasco e marmo Pavonazzo di Siena”.
Tre settimane dopo, il 23 marzo 1876, il contratto firmato per conto di Giuseppe Speluzzi fissa il prezzo definitivo a 5.300 lire, la trattativa fa scendere il preventivo di 350 lire, e impone undici articoli di capitolato: la scelta dei marmi resta al committente, i fornitori devono presentare un modello in gesso in scala 1:1 prima di procedere, i pezzi difettosi vanno sostituiti a spese dei fornitori, i pagamenti si fanno in tre rate. L’articolo 9 fissa la scadenza al 15 settembre dello stesso anno, pena una multa di 200 lire per ogni settimana di ritardo.

Il contratto firmato per conto di Giuseppe Speluzzi per la serliana, 23 marzo 1876

I blocchi arrivano a Milano via treno, con la Ferrovia dell’Alta Italia: le bolle di spedizione conservate registrano ancora oggi pesi, tariffe e destinatari di quel trasporto, tre vagoni di marmi grezzi in un solo invio.

E un’ultima voce di conto, del tutto minore ma eloquente, racconta che le placche decorative vennero “accomodate e rinfrescate di doratura” per l’adattamento delle “guarnigioni” in galvanico di Christofle alle colonne e all’arcata.
Ed è proprio questo dettaglio a rivelare il gusto internazionale del collezionista: le rosette e gli inserti metallici della serliana sono realizzati in lega Christofle, un pregiato metallo galvanizzato prodotto dall’omonima manifattura parigina, fatto arrivare apposta da Parigi.

Il Salone Dorato nei primi del Novecento, con le vetrine e sui cavalletti, la Dama di Piero del Pollaiolo e la Madonna con Bambino di Sandro Botticelli
Il Salone Dorato nei primi del Novecento, con le vetrine e sui cavalletti, la Dama di Piero del Pollaiolo e la Madonna con Bambino di Sandro Botticelli
La notte del bombardamento

Nell’agosto 1943 Milano subì uno dei bombardamenti più devastanti della sua storia.

Tra il 13 e il 14 agosto caddero, in due ore, 1.250 tonnellate di bombe incendiarie. Furono colpiti i monumenti simbolo della città: Palazzo Marino, Santa Maria delle Grazie, il Castello Sforzesco e tra questi il Museo Poldi Pezzoli.

Le opere erano già state messe in salvo dal 1940, ma il palazzo non poté essere protetto: gli spezzoni incendiari bruciarono il tetto e provocarono il crollo di gran parte dei pavimenti del primo piano, tra cui quelli dell’Armeria e della Sala dei lombardi. Il Salone Dorato perse il soffitto a cassettoni, il fregio affrescato da Bertini, il camino, la tappezzeria: l’intero apparato decorativo che ne aveva fatto uno degli allestimenti storicisti più ammirati d’Europa, capace di ispirare musei come l’Isabella Stewart Gardner di Boston e la Frick Collection di New York. Della grande finestra marmorea, l’unica parte in materiale non combustibile, sopravvisse l’ossatura.

Lo Studiolo Dantesco dopo il bombardamento del 1943
Il Salone Dorato dopo il bombardamento del 1943
Lo Scalone dopo il bombardamento del 1943
La ricostruzione:
due visioni a confronto

Alla fine della guerra si aprì una battaglia tra due funzionari della Soprintendenza: Guglielmo Pacchioni, soprintendente ai Monumenti della Lombardia, riteneva il palazzo troppo danneggiato per essere ricostruito nella sua sede storica, Fernanda Wittgens (1903-1957), funzionaria della Soprintendenza alle Gallerie, nota per aver messo in salvo le opere di Brera durante la guerra, si oppose. Ottenne dal Ministero i fondi necessari e nel gennaio 1946 la commissione decise di ricostruire il museo dov’era; i lavori, diretti dall’architetto Ferdinando Reggiori, iniziarono l’anno successivo.

Fernanda Wittgens

Restava da decidere come. Nel 1948 il commissario Paolo D’Ancona si chiedeva se non convenisse “cancellare ogni traccia della vecchia decorazione”, mostrando la sala come “un exemplum del cattivo gusto dell’epoca” e rischiò di sparire, con questa logica, persino lo Studiolo dantesco. Prevalse invece la linea di Wittgens e dell’architetto Ferdinando Reggiori: non un falso storico, ma “una sobria sistemazione moderna”, un accordo tra ciò che restava e nuovi elementi.

Lo Studiolo dantesco e lo Scalone barocco, meno danneggiati, furono restaurati “dov’erano e com’erano”. Il museo riaprì il 1° dicembre 1951.

Il Salone dell'Affresco nel 1951
Il Salone dell’Affresco nel 1951
La Sala dei Lombardi nel 1951
La Sala dei Lombardi nel 1951

Per il Salone Dorato, il più colpito, si optò per una composizione di tavolette cremonesi per il soffitto, un camino cinquecentesco in prestito, una nuova tappezzeria color ocra. La serliana marmorea, superstite, restò l’unico elemento originale.

Salone Dorato, 1951. L’allestimento del dopoguerra firmato da Fernanda Wittgens e Ferdinando Reggiori
Salone Dorato, 1951. L'allestimento del dopoguerra firmato da Fernanda Wittgens e Ferdinando Reggiori
Salone Dorato, 1951. L’allestimento del dopoguerra firmato da Fernanda Wittgens e Ferdinando Reggiori
Il Salone Dorato nel 1951, dettaglio del soffitto. Le tavolette cremonesi scelte da Fernanda Wittgens, disposte a griglia con medaglioni dipinti, componevano il nuovo soffitto della sala ricostruita dopo i bombardamenti del 1943
Il Salone Dorato nel 1951, dettaglio del soffitto. Le tavolette cremonesi scelte da Fernanda Wittgens, disposte a griglia con medaglioni dipinti, componevano il nuovo soffitto della sala ricostruita dopo i bombardamenti del 1943
Il Salone Dorato nel 1951, le colonne della serliana, superstite dai bombardamenti, con il Ritratto di dama di Piero del Pollaiolo su cavalletto e, sullo sfondo, l'apertura verso la sala Visconti Venosta
Il Salone Dorato nel 1951, le colonne della serliana, superstite dai bombardamenti, con il Ritratto di dama di Piero del Pollaiolo su cavalletto e, sullo sfondo, l’apertura verso la sala Visconti Venosta
Salone Dorato, 1974-2026
La serliana del Salone Dorato, 1974-2026
PARTE SECONDA

La scoperta
e il progetto di recupero

Nel 2025, una videoispezione all’interno del controsoffitto ha rivelato che tutta la parte dell’arco rimasta nascosta dal 1974 conservava ancora integri i marmi e le decorazioni in bronzo. Il progetto di recupero, approvato dalla Soprintendenza e redatto dall’architetto Piero Guicciardini, non ha riguardato solo la finestra: ha previsto la rimozione del controsoffitto degli anni Settanta e il ripristino della volumetria ottocentesca dell’intero Salone, restituendo alla sala l’altezza e le proporzioni volute da Bertini.
Lo spazio recuperato ha permesso di riportare nella sala i due arazzi con le Storie di Amadigi di Gaula, firmati da François Spiering e restaurati nel 2005, non più esposti dal riallestimento degli anni Settanta per la diversa volumetria della sala, e di ricollocare le tavolette cremonesi del 1951 in una nuova disposizione. Con il volume ripristinato, la serliana è tornata visibile nella sua interezza.

Milano, 2025. Un tecnico ispeziona lo spazio dietro il controsoffitto del Salone Dorato: sotto l'impalcatura, il capitello e la colonna marmorea della serliana, ancora nascosti
Milano, 2025. Un tecnico ispeziona lo spazio dietro il controsoffitto del Salone Dorato: sotto l’impalcatura, il capitello e la colonna marmorea della serliana, ancora nascosti
Milano, 2025. Dettaglio ravvicinato dell'intradosso dietro il controsoffitto, durante l'ispezione che ha rivelato le decorazioni ottocentesche rimaste intatte per cinquant'anni
Milano, 2025. Dettaglio ravvicinato dell’intradosso dietro il controsoffitto, durante l’ispezione che ha rivelato le decorazioni ottocentesche rimaste intatte per cinquant’anni

Il progetto è partito da un’analisi approfondita delle fonti: documenti d’archivio della casa e immagini storiche hanno guidato gli studi che hanno portato a intervenire su un elemento architettonico così rilevante. Per il World Monuments Fund, l’intervento si è mosso attorno a tre obiettivi dichiarati: rileggere la storia della collezione in chiave contemporanea; garantire l’accesso pubblico, lo stesso principio per cui il testamento di Poldi Pezzoli volle la casa “ad uso e beneficio pubblico in perpetuo”; e mantenere il museo dentro una rete internazionale di relazioni culturali.

Il cantiere ha riguardato in parallelo tre lavorazioni distinte: il restauro dell’arco marmoreo, quello della specchiera barocca collocata nella stessa sala e il recupero delle tavolette destinate al nuovo soffitto.

Il restauro della serliana

L’arco è costruito in più marmi, principalmente candoglia e bardiglio, ed era in cattive condizioni: essendo rimasto coperto per decenni, si erano formate numerose efflorescenze saline, causa principale di alcuni distacchi nelle formelle. Il tratto più caratteristico restano le rosette e gli inserti in lega Christofle, il materiale preziosissimo fatto arrivare apposta dalla Francia, su cui Poldi Pezzoli fece applicare anche un’ulteriore doratura.

Vista dal basso dell'arcata e dei capitelli della serliana durante il cantiere
Vista dal basso dell’arcata e dei capitelli della serliana durante il cantiere
Dettaglio delle rosette in lega Christofle prima della pulitura, con i depositi accumulati durante i cinquant'anni sotto il controsoffitto
Dettaglio delle rosette in lega Christofle prima della pulitura, con i depositi accumulati durante i cinquant’anni sotto il controsoffitto
Licia Brescia, restauratrice specializzata in materiale lapideo, al lavoro sull'archivolto della serliana, tra le formelle decorate e i marmi policromi ancora da pulire
Licia Brescia, restauratrice specializzata in materiale lapideo, al lavoro sull’archivolto della serliana, tra le formelle decorate e i marmi policromi ancora da pulire
Pulitura di una rosetta in lega Christofle sul basamento della serliana, per rimuovere i depositi accumulati sotto il controsoffitto.
Pulitura di una rosetta in lega Christofle sul basamento della serliana, per rimuovere i depositi accumulati sotto il controsoffitto
Dettaglio del basamento, con una scheggiatura nel marmo bianco e l'inserto in verde di Varallo: i segni dei cinquant'anni trascorsi sotto la copertura
Dettaglio del basamento, con una scheggiatura nel marmo bianco e l’inserto in verde di Varallo: i segni dei cinquant’anni trascorsi sotto la copertura
Le rosette bronzee dell'archivolto, in controluce, dopo la rimozione del controsoffitto che le teneva nascoste.
Le rosette dell’archivolto, in controluce, dopo la rimozione del controsoffitto che le teneva nascoste
Il restauro della specchiera

Nella stessa sala, un secondo intervento, condotto da Emiliana Bianchi di Open Care, ha riguardato una specchiera barocca in legno intagliato e dorato. Dal punto di vista strutturale presentava alcune spaccature negli elementi lignei, consolidate con rinforzi in legno avvitati; gli strati decorativi, invece, erano ben conservati – la doratura non aveva subito grandi rimaneggiamenti ed era soltanto velata dai classici depositi ambientali.
Il difetto più evidente era la mancanza di una porzione della cornice vitrea nella parte principale della specchiera, una lacuna dall’impatto estetico non trascurabile: la porzione mancante è stata ricostruita in vetro, poi dorata, lucidata e montata nella sua sede.
Ad alcuni degli elementi intagliati che coprono i punti di connessione della cornice perimetrale in vetro manca inoltre un pezzo: sono stati ricostruiti con un calco in gomma siliconica preso dal lato originale ancora integro, riempito con gesso, dorato e completato con piccole gemme in vetro simili per colore e forma a quelle originali – elementi che, oltre alla funzione estetica, ne hanno una strutturale, trattenendo le parti della cornice.

La specchiera barocca viene rimossa dalla parete del Salone Dorato dal team di Open Care, per essere trasportata in laboratorio
La specchiera barocca viene rimossa dalla parete del Salone Dorato dal team di Open Care, per essere trasportata in laboratorio
Dettaglio della cornice vitrea: le fratture e la lacuna nel vetro verde, il difetto più evidente individuato sulla specchiera
Dettaglio della cornice vitrea: le fratture e la lacuna nel vetro verde, il difetto più evidente individuato sulla specchiera
Emiliana Bianchi in laboratorio, la doratura a foglia degli elementi intagliati ricostruiti, prima del montaggio nella cornice
Emiliana Bianchi in laboratorio, la doratura a foglia degli elementi intagliati ricostruiti, prima del montaggio nella cornice
Spolveratura a pennello e aspiratore di uno degli elementi intagliati e dorati della cornice, tra gli inserti in vetro verde
Spolveratura a pennello e aspiratore di uno degli elementi intagliati e dorati della cornice, tra gli inserti in vetro verde
Dettaglio della cornice dorata durante la pulitura: gli inserti in vetro verde incorniciati da piccoli tondi, alcuni scheggiati dal tempo
Dettaglio della cornice dorata durante la pulitura: gli inserti in vetro verde incorniciati da piccoli tondi, alcuni scheggiati dal tempo
La lastra centrale della specchiera, con una decorazione a motivo vegetale incisa sul vetro, un dettaglio che il restauro riporta in piena luce
La lastra centrale della specchiera, con una decorazione a motivo vegetale incisa sul vetro, un dettaglio che il restauro riporta in piena luce
Le tavolette per il nuovo soffitto

Lo spazio restituito dalla rimozione del controsoffitto ha permesso di ripensare anche il soffitto della sala: le tavolette quattrocentesche, opera di una bottega cremasca e giunte nel 1951 dal palazzo Vimercati a Crema, con busti maschili e femminili e stemmi araldici delle famiglie nobili cremasche, sono state ricollocate in una nuova disposizione.
Insieme a loro tornano anche i due arazzi con le Storie di Amadigi di Gaula, firmati da François Spiering e restaurati nel 2005, non più esposti dal riallestimento degli anni Settanta a causa della diversa volumetria della sala.

Oggi il Salone Dorato torna a parlare

C’è una coincidenza che vale la pena raccontare fino in fondo. Il contratto per la serliana, quello firmato da Boni e Peletti il 23 marzo 1876, fissava all’articolo 9 una scadenza precisa: l’opera doveva essere “completamente finita e posta in opera” entro il 15 settembre di quell’anno.
È la stessa identica data, 15 settembre 2026, centocinquant’anni dopo, in cui il nuovo Salone Dorato riapre al pubblico. Nessuno l’aveva pianificato: è il calendario dei lavori a essersi chiuso, per puro caso, sullo stesso giorno che un capomastro aveva segnato in un contratto centocinquant’anni prima.

Il contratto del 23 marzo 1876 tra Giuseppe Speluzzi e i fornitori Boni e Peletti, articolo 9

Ottant’anni dopo i bombardamenti, centocinquant’anni dopo il contratto con Boni e Peletti, cinquant’anni dopo il controsoffitto che ne aveva compresso il volume, il Salone Dorato ha ritrovato l’altezza e le proporzioni pensate da Bertini. Non la sua decorazione, perduta nel 1943 e mai ricostruita, ma lo spazio che quella decorazione era nata per riempire. Il soffitto resta quello del dopoguerra, riorganizzato; a tornare visibile per intero è la grande finestra marmorea, l’unico elemento arrivato fino a qui dall’Ottocento.
Nella sala convivono oggi tutte le sue età: la serliana del 1876, il soffitto del dopoguerra, le scelte del cantiere appena concluso. Centocinquant’anni di conservazione e di trasformazione, ancora leggibili uno accanto all’altro.

Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Serliana, Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Vista della serliana, Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
La serliana restaurata nel Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Le rosette in lega Christofle della serliana, restaurate e ridorate.
Le rosette in lega Christofle della serliana, restaurate e ridorate.
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
I capitelli in bronzo dorato della serliana restaurata, con la fascia in bardiglio.
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Le rosette in lega Christofle dell'archivolto, restaurate e ridorate. 
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026
Le rosette in lega Christofle della serliana, restaurate e ridorate.
Salone Dorato, Museo Poldi Pezzoli. 15 settembre 2026

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