Vai al contenuto

Tappeto di caccia

Tabriz (?) , 1522-1523

Descrizione
Tappeto di caccia

Il tappeto presenta il tradizionale impianto a medaglione con quattro motivi angolari posti su un campo a fondo blu scuro. Il medaglione ha sedici punte, con pendenti, è a fondo rosso, con una complessa decorazione a uccelli e “fasce di nubi” (un motivo curvilineo di origine cinese), collegati da una fitta grata fiorita. Al centro del medaglione si trova un’iscrizione così tradotta: «Per le fatiche di Ghyas el Din Jami quest’opera rinomata fu condotta a sì splendido compimento nell’anno 949» (Pope, 1927, p. 85). I quattro motivi agli angoli sono quarti di medaglione con pendente, anch’essi a fondo rosso. Nel campo blu sono raffigurate varie scene di caccia, uomini a cavallo con l’arco, animali selvatici e fantastici, uccelli. Si tratta di una delle possibili rappresentazioni simboliche del giardino dell’Eden: gli animali in lotta rappresenterebbero l’eterno combattimento tra vizio e virtù, i principi a caccia invece la ricerca di un’elevazione spirituale attraverso il superamento del proprio io.
Come all’interno del medaglione, i motivi sono uniti da una sottile grata che collega inoltre una minuta decorazione floreale. La bordura principale presenta, invece, una fila di palmette collegate da larghe strisce sinuose. Il tappeto è composto da vari frammenti e le parti mancanti sono state tessute a punto arazzo, forse a Firenze tra il 1875 e il 1900 dall’arazziere Castellani (Mottola Molfino, 1977-1978, p. 2) oppure nel 1895 dall’arazziere Gentili a Roma (Pope, 1927, p. 106). Uno dei frammenti perduti (48 x 135 cm.) donato da Alessandro Bruschettini, nel 2008 è stato ricongiunto al tappeto, cucito nella posizione originaria. Esiste una controversia per quanto concerne la data di esecuzione visibile al centro del tappeto nell’iscrizione. La seconda cifra infatti è imperfetta e può essere letta sia «2» che «4», per cui la data potrebbe essere sia il 929 Anno dell’Egira (1522-1523) che il 949 (1542-1543), data quest’ultima più giustificabile da un punto di vista stilistico.
Il tappeto presenta, infatti, una bordura ad arabeschi piuttosto rigidi e, agli angoli, il disegno non fluisce perfettamente. Tutto ciò rende la bordura inadeguata alla decorazione del campo molto più raffinata e meglio composta. L’altro tappeto datato dello stesso periodo, il famoso tappeto “Ardabil” del Victoria and Albert Museum di Londra, del 1539, presenta un’annodatura più fitta e una conseguente precisione di linee e una qualità globale del disegno decisamente superiore.
Non sembra quindi che il tappeto possa essere anteriore al tappeto “Ardabil”, e questa è anche l’opinione degli studiosi che hanno più recentemente osservato il nostro pezzo in occasione della mostra, tenutasi a Londra alla Hayward Gallery nel 1976 (Hayward Gallery, 1976, p. 98). Il nome segnato nell’iscrizione «Ghiyas [Ghyas] el Din Jami» compare anche su un broccato e su un velluto persiano del XVI secolo (Pope, 1927, p. 88). Ciò farebbe supporre che «Ghiyas» sia il disegnatore di queste tre opere, ma non sono stati trovati documenti a sostegno di questa ipotesi. È probabile, però, che questo tappeto, come altri prodotti di corte safavide del XVI secolo, sia stato disegnato da un miniaturista di corte data la somiglianza tra i dettagli trovati sulle miniature e sui tappeti dell’epoca (Dimand Mailey, 1973, p. 43).

Scheda tecnica

Artista

Tabriz (?)

Data

1522-1523

Materia e tecnica

lana (nodo); seta (ordito); cotone (trama, nodo)

Dimensioni

353 cm x 682 cm

Acquisizione

deposito Pinacoteca di Brera, 1923

Inventario

D.T. 0001
ubicazione
Salone dell’affresco

Il Salone dell’Affresco deve il suo nome al grande affresco a soffitto del pittore lombardo Carlo Innocenzo Carloni, l’Apoteosi di Bartolomeo Colleoni. L’affresco, che proviene da Villa Colleoni di Calusco d’Adda, è stato trasferito al Museo durante i lavori di ricostruzione del dopoguerra. Nella vetrina sulla parete di fronte all’ingresso è esposto il magnifico Tappeto di Caccia, un esemplare unico, proveniente dalla Persia nord-occidentale e datato 1542/1543. La sala è inoltre dedicata a ospitare mostre temporanee, conferenze e convegni.

collezione
Tessili

La collezione dei tessili, vasta ed eterogenea, raccoglie importanti tappeti antichi persiani e arazzi rinascimentali. Inoltre essa si compone di centottanta tessuti antichi, datati dal XIV al XVIII secolo, tra i quali rari velluti italiani e preziosi paliotti d’altare del Quattrocento lombardo. Antichi tessuti copti, pizzi e ricami lombardi e fiamminghi dal Sette all’Ottocento sono stati acquistati e donati successivamente.

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su collezioni, mostre, eventi e molto altro.