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San Gerolamo

Bartolomeo Montagna , 1482

Descrizione
San Gerolamo di Bartolomeo Montagna

Acquistato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli insieme al pendant raffigurante il San Paolo, questo dipinto proveniva dalla casa degli Archinto, nobile famiglia milanese, le cui origini si fanno risalire all’XI secolo. Entrambe le tavole conservano lungo i margini interni (di destra, per San Gerolamo; di sinistra, per San Paolo) i segni di battuta dell’antica cornice. Probabilmente esse facevano parte di un polittico che prevedeva al centro una Madonna con il Bambino poggiante su un piano roccioso come quello dei due santi, secondo uno schema compositivo simile a quello della pala raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Onofrio e Giovanni Battista del Museo Civico d’Arte e Storia a Vicenza. Il dipinto è considerato dalla critica uno degli indiscussi capolavori di Bartolomeo Montagna, pittore vicentino, attivo dagli anni settanta del XV secolo sino ai primi decenni del secolo successivo e considerato indubbiamente il più prestigioso artista cittadino del tempo.
San Girolamo è raffigurato a figura intera, in un paesaggio roccioso, di fronte al crocifisso appeso all’albero sulla destra, e tiene in mano la pietra con cui era solito percuotersi il petto. Particolare è la scelta di rappresentare il santo non in atto di adorazione ma di penitenza, con lo sguardo rivolto al Crocifisso legato a un tronco di quercia, simbolo della Salvezza, della Fermezza nella fede e della Contemplazione.
La posa del Santo fu lungamente studiata dal Montagna, come dimostra il disegno preparatorio oggi conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, eseguito a matita nera e pennello (26 x 25cm, inv. 17793F). L’opera colpisce per la monumentalità della figura, cui contribuisce il punto di vista ribassato dello spettatore, posto all’altezza delle ginocchia del personaggio e l’eccezionale senso plastico enfatizzato dall’ampio panneggio. Notevole appare anche l’uso della luce, fortemente influenzato dalla conoscenza dell’opera di Giovanni Bellini: si tratta di una luce solare, che raccorda i colori degli incarnati, dei panneggi e del paesaggio sui toni caldi del tramonto.
Il Montagna realizza qui una pittura di grande naturalismo, a tratti virtuosistica, ad esempio nella resa del volto e nella minuziosa descrizione dei capelli e della barba del protagonista.Le due opere del Poldi Pezzoli hanno suscitato proposte discordi circa la loro datazione, interessando un’estensione cronologica molto ampia, dagli anni ottanta del XV secolo al 1506. Le analogie stilistiche con i due scomparti del polittico della chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Verona raffiguranti i santi Giovanni Battista e Benedetto e i santi Nazaro e Celso, la Pala e il San Gerolamo nel deserto di Brera e la Pietà del Santuario di Monteberico di Vicenza (firmato e datato 1500), permettono di situare questo dipinto nel periodo più attivo e della carriera di Bartolomeo Montagna e, più precisamente attorno al 1500.

Scheda tecnica

Artista

Bartolomeo Montagna, 1450 ca.- 1523

Data

1482

Materia e tecnica

tavola (pittura a tempera)

Dimensioni

112.3 cm x 50 cm

Acquisizione

legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli, 1879

Inventario

1582
ubicazione
Salone Dorato

Il Salone Dorato è la stanza più importante del Museo e ospita i capolavori di pittura della collezione Poldi Pezzoli. Concepito secondo i dettami dello stile rinascimentale, è stato progettato per essere il salone d’onore dell’appartamento di Gian Giacomo. Dopo la morte del collezionista, Giuseppe Bertini ha portato avanti i lavori: sfortunatamente sia il soffitto a cassettoni dorati, sia gli affreschi, dipinti dallo stesso Bertini, sia le decorazioni in stoffa damascata che rivestivano le pareti, sono stati distrutti dai bombardamenti. L’attuale sistemazione museografica risale agli anni Novanta. Tra le opere esposte si possono ammirare il Ritratto di Dama attribuito a Piero del Pollaiolo e diventato simbolo del Museo, l’Imago Pietatis di Bellini, il Compianto sul Cristo Morto di Botticelli, la Madonna con Bambino di Mantegna e San Nicola da Tolentino di Piero della Francesca. Nella vetrina che separa il Salone Dorato dalla Sala degli Stucchi sono esposte le collezioni di porcellane e maioliche.

collezione
Dipinti

Tra i più di 300 dipinti, il vasto gruppo di opere italiane del Rinascimento comprende capolavori toscani (Botticelli, Piero della Francesca, Pollaiolo), lombardi (Luini, Boltraffio, Solario) e veneti (Bellini, Mantegna). Significativo anche il nucleo di dipinti del Settecento italiano (Guardi, Canaletto, Tiepolo, Fra Galgario). Prevalgono ritratti e dipinti di piccolo formato.

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