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Madonna dell’umiltà con due angeli musicanti

Zanobi Strozzi , ca. 1448 - 1450

Descrizione
Madonna dell'umiltà con due angeli musicanti

La Madonna dell’Umiltà è seduta su un cuscino rosso ricamato d’oro, ornato da due nappe. La Vergine indossa una veste rossa e un mantello blu dal risvolto verde; dal suo capo scende un velo, di un bellissimo colore viola, sul quale è apposta una stella: questo attributo deriva da “Stella Maris”, traduzione latina del nome ebraico di Maria, Miriam. Nella mano destra tiene un giglio bianco, simbolo di purezza, mentre la sinistra è appoggiata sulla spalla del Bambino che le siede in grembo. In basso sono raffigurati due angeli musicanti che suonano una viola da braccio e un organo portativo, con un’espressione assorta e malinconica. Nella parete di fondo è dispiegato un drappo dorato, in cui la lamina d’oro è splendidamente graffita per imitare la morbidezza e la tessitura della stoffa.Il dipinto, proveniente dalla collezione del senatore Mario Crespi a Milano, fu per diverso tempo (a partire dalla sua prima pubblicazione, nel 1924) attribuito a Domenico di Michelino, secondo la ricostruzione che di questo artista aveva proposto, fin dall’inizio del XX secolo, Bernard Berenson. Furono Mario Salmi e Licia Collobi Ragghianti, nel 1950, a proporre per primi per quest’opera il nome di Zanobi Strozzi. In seguito la tavola fu attribuita anche all’anonima personalità del “Maestro della Madonna di Buckingham Palace” (dal dipinto eponimo conservato presso le collezioni reali inglesi), il pittore nel quale gli studi recenti tendono comunque a identificare lo stesso Zanobi Strozzi.
Zanobi Strozzi, appartenente al patriziato fiorentino, fu attivo sia come pittore che come miniatore. Vasari lo ricorda fra i primi e più fedeli seguaci dell’Angelico e infatti l’artista è documentato a più riprese nella bottega del maestro, presso il convento di San Domenico a Fiesole, negli anni trenta del Quattrocento.In ottimo stato di conservazione, la Madonna Crespi è fra i migliori esempi di quei “quadri e tavole” che Zanobi fece “per tutta Fiorenza per le case de’ cittadini”, secondo la testimonianza di Giorgio Vasari. In quest’opera traspaiono le qualità migliori della pittura di Zanobi: un’esecuzione smagliante e attentissima alle qualità materiche, direi quasi tattili, degli oggetti rappresentati; un gusto insistito per i materiali preziosi, come i drappi tessuti e ricamati in oro e il bellissimo marmo screziato del basamento, che non corrisponde ad alcuna pietra realmente esistente; una tavolozza in cui trovano spazio anche colori acidi, come il giallo e il viola, e in cui non mancano accostamenti stridenti, come per esempio quello fra il viola del velo e il blu del manto della Vergine: sono le stesse audaci soluzioni cromatiche (quasi un motivo-firma) che si possono individuare nelle miniature dei Corali di San Marco, eseguite dall’artista tra il 1446 e il 1454, su commissione di Cosimo il Vecchio de’ Medici.
L’accostamento del manto blu e del velo viola nell’immagine della Vergine si può riscontrare anche nella cosiddetta Croce per morti di Mocogno, in provincia di Modena, che è stata collegata a un documento di commissione del convento di San Marco a Zanobi Strozzi.In tutte queste opere il modello diretto è costituito dalle opere dell’Angelico, in particolare da quelle eseguite dal frate domenicano nel quarto decennio del Quattrocento, quando la presenza di Zanobi è documentata presso il convento di San Domenico di Fiesole.Zanobi Strozzi eseguì questo dipinto probabilmente verso la fine del quinto decennio del Quattrocento. È vero, infatti, che nella tavola in esame si possono riscontrare alcune affinità con la Madonna con il Bambino e angeli del Museo di San Marco a Firenze, proveniente dal tramezzo di Santa Maria Nuova, documentata agli anni 1434-1439, in ragione di alcuni dettagli che ritornano molto simili nelle due opere, come la forma triangolare della mano destra della Vergine, le mani degli angeli dal pollice smisuratamente lungo e la conchiglia, che decora il trono nell’ancona oggi a San Marco e ricorre ben quattro volte nel dipinto.

Scheda tecnica

Artista

Zanobi Strozzi, 1412-1468

Data

ca. 1448 - 1450

Materia e tecnica

tavola (pittura a tempera)

Dimensioni

83.5 cm x 56.8 cm

Acquisizione

donazione Antonio e Bianca Leonardi De Feo, 2001

Inventario

4744
ubicazione
Salone Dorato

Il Salone Dorato è la stanza più importante del Museo e ospita i capolavori di pittura della collezione Poldi Pezzoli. Concepito secondo i dettami dello stile rinascimentale, è stato progettato per essere il salone d’onore dell’appartamento di Gian Giacomo. Dopo la morte del collezionista, Giuseppe Bertini ha portato avanti i lavori: sfortunatamente sia il soffitto a cassettoni dorati, sia gli affreschi, dipinti dallo stesso Bertini, sia le decorazioni in stoffa damascata che rivestivano le pareti, sono stati distrutti dai bombardamenti. L’attuale sistemazione museografica risale agli anni Novanta. Tra le opere esposte si possono ammirare il Ritratto di Dama attribuito a Piero del Pollaiolo e diventato simbolo del Museo, l’Imago Pietatis di Bellini, il Compianto sul Cristo Morto di Botticelli, la Madonna con Bambino di Mantegna e San Nicola da Tolentino di Piero della Francesca. Nella vetrina che separa il Salone Dorato dalla Sala degli Stucchi sono esposte le collezioni di porcellane e maioliche.

collezione
Dipinti

Tra i più di 300 dipinti, il vasto gruppo di opere italiane del Rinascimento comprende capolavori toscani (Botticelli, Piero della Francesca, Pollaiolo), lombardi (Luini, Boltraffio, Solario) e veneti (Bellini, Mantegna). Significativo anche il nucleo di dipinti del Settecento italiano (Guardi, Canaletto, Tiepolo, Fra Galgario). Prevalgono ritratti e dipinti di piccolo formato.

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