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Croce stazionale

Limoges , 1175-1200

Descrizione
Croce stazionale

La croce, di cui si conservano unicamente le cinque piastre in rame dorato del lato frontale, è uno degli esempi cardine di quella produzione orafa limosina in smalto champlevé del XII secolo. La tecnica dello smalto champlevé (o smalto ad incavo) prevedeva che l’orafo, dopo aver realizzato il disegno su una lastra di metallo generalmente di rame o di bronzo, scavasse le zone da smaltare, rimuovendo così il metallo in eccesso, tramite l’impiego di un sottile scalpello (bulino).
Gli alveoli ottenuti venivano successivamente riempiti con paste vitree in polvere che, tramite un delicato processo di fusione, passavano allo stato solido aderendo alla lamina metallica. Questa tecnica ebbe una vastissima diffusione nei secoli XII-XIII nella Francia nord-orientale, attorno alla città di Limoges, dove nacquero numerosissime botteghe specializzate nella realizzazione di manufatti facilmente riconoscibili grazie a caratteristiche ricorrenti: una marcata frontalità delle figure, un gusto estremamente decorativo e l’utilizzo su vasta scala del colore blu di tonalità oltremare. La placca centrale della Croce ospita, al di sotto della scritta IHS NAZ/ARENVS/REX IV/ DEORUM, il Cristo crocifisso.
I piedi del corpo ormai esangue, caratterizzato da un’anatomia resa con profondi segni grafici di matrice bizantina, poggiano sopra un libro aperto al di sotto del quale è la figura di Adamo intento a protendersi verso il Salvatore. Ulteriori cinque figure abitano i bracci della Croce: un angelo che regge un libro (nella placca superiore), san Pietro con l’attributo della chiave (nella placca inferiore), la Vergine raffigurata nell’atto di accostare la mano al volto in segno di dolore (nella placca di sinistra) e san Giovanni Evangelista con il Vangelo tra le mani (nella placca di destra). Questa iconografia costituisce un vero e proprio compendio teologico che evoca il peccato originale (Adamo), l’Incarnazione (la Vergine), la Passione di Cristo e l’istituzione della Chiesa (San Pietro) a cui si aggiunge la decorazione a ramages o a vermiculé (motivo a girali di rami e foglie), incisa nelle zone risparmiate dallo smalto, che allude all’Albero della Vita.
Gian Giacomo Poldi Pezzoli custodì questa croce in una delle vetrine del suo studiolo fino al momento della sua morte. Si segnala che l’opera è stata restaurata nel 1951 e, nuovamente, nel 2003.

Scheda tecnica

Artista

Limoges

Data

1175-1200

Materia e tecnica

rame (doratura)

Dimensioni

60 cm x 36.5 cm

Acquisizione

legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli, 1879

Inventario

1444
ubicazione
Sala degli ori

La Sala degli Ori è allestita dove una volta si trovava il gabinetto privato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, arredato con le attrezzature più nuove e lussuose dell’epoca e completamente ricostruito nel dopoguerra. Le vetrine accolgono la raccolta di oreficeria del Museo, oltre duecento pezzi raggruppati in quattro sezioni: gli smalti antichi, l’oreficeria sacra, gli oggetti da collezione e i gioielli, tra cui spicca un gruppo di pezzi etruschi provenienti da corredi tombali.

collezione
Oreficerie

Oggetti di oreficeria sacra, smalti, gioielli, oggetti da wunderkammer formano una raccolta eterogenea ma unica per rarità e la singolare qualità di molti dei suoi esemplari. Tra i pezzi eccezionali gli smalti medievali di Limoges, le oreficerie rinascimentali lombarde, gioielli e anelli cinquecenteschi, parures ottocentesche di Pio Castellani.

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