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Artemisia

Maestro di Griselda , ca. 1498

Descrizione
Artemisia, Maestro di Griselda

La tavola raffigura un’eroina dell’antichità, Artemisia, vissuta nel IV secolo a.C. Secondo quanto riferiscono Valerio Massimo e Plinio il Vecchio, la donna aveva sposato il fratello Mausolo, satrapo della Caria. Rimasta vedova, aveva dedicato la sua vita a celebrare la memoria del marito, facendo erigere in suo onore una tomba monumentale: il celebre Mausoleo di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico. Artemisia infine bevve le ceneri di Mausolo, divenendo essa stessa un’urna vivente. L’elegante figura femminile domina la scena con le sue forme gentili e longilinee; il panneggio dell’abito contribuisce, con la sua tonalità, a dare coesione all’intera composizione, definendo un continuum spaziale tra il primo e il secondo piano. Ai lati, sullo sfondo del paesaggio, sono dipinti due episodi della vita della giovane donna: a destra, Artemisia si appresta a bere le ceneri del consorte, mescolate alle proprie lacrime; a sinistra, sovrintende alla costruzione del Mausoleo. Il dipinto è dunque una celebrazione dell’amore e della fedeltà coniugale oltre la morte.
Inserita in una fastosa cornice ottocentesca di stile neogotico (da identificare probabilmente con una di quelle pagate all’intagliatore Carlo Maciachini tra il 1858 e il 1864), la tavola fa parte di una serie di dipinti di simile formato e composizione, eseguiti nell’ultimo decennio del Quattrocento, che raffigurano donne e uomini dell’antichità celebri per le loro virtù. Nel ciclo compaiono, oltre ad Artemisia, Eunosto di Tanagra (Washington, National Gallery of Art, Kress Collection, 1952.5.2), Alessandro Magno (Birmingham, Barber Institute of Fine Arts, 51.4), Tiberio Gracco (Budapest, Szépmüvészeti Múzeum, 64), Scipione l’Africano (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2023 Carrand), Claudia Quinta (Washington, National Gallery of Art, Mellon Collection, 1937.1.12), Sulpicia (Baltimora, Walters Art Museum, 37.616) e Giuditta con la testa di Oloferne (Bloomington, Indiana University Art Museum, Kress Collection, 62.163). Sono in tutto otto pannelli, di cui quattro con personaggi femminili e quattro con personaggi maschili.
Ad eccezione dell’Artemisia del Museo Poldi Pezzoli, dell’Eunosto di Tanagra della National Gallery di Washington e della Giuditta di Bloomington, che sono stati resecati nella zona inferiore, le figure di questi pannelli sono rappresentate su di una base marmorea in cui campeggiano dei versi latini riferiti al personaggio effigiato, che illustrano esempi di fedeltà coniugale e di amore virtuoso, tratti dai testi di Valerio Massimo, di Plutarco e di Ovidio, in parte rievocati nei Trionfi del Petrarca. È molto verosimile che il ciclo fosse destinato in origine a decorare un ambiente di una dimora privata, e che la sua esecuzione sia avvenuta in occasione di un matrimonio (dato che alcuni pannelli, come quello in esame, celebrano le virtù dell’amore e della fedeltà coniugali). Le iscrizioni che ancora figurano alla base di cinque tavole sono affiancate da putti che reggono il simbolo araldico del crescente di luna, pertinente alla famiglia Piccolomini: il ciclo potrebbe essere stato quindi eseguito in occasione dello sposalizio fra Silvio di Bartolomeo dei Piccolomini di Sticciano, pronipote di papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini), e Battista Placidi, avvenuto nel gennaio del 1493 (R. Bartalini, in Francesco di Giorgio 1993, pp. 462-469 cat. 103). La datazione si addice stilisticamente ai dipinti del ciclo. La maggior parte di essi è riferita al Maestro di Griselda, un raffinato e ancora anonimo pittore attivo a Siena nell’ultimo decennio del Quattrocento.

Scheda tecnica

Artista

Maestro di Griselda

Data

ca. 1498

Materia e tecnica

tavola (pittura a tempera)

Dimensioni

87.8 cm x 46.3 cm

Acquisizione

legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli, 1879

Inventario

1126
ubicazione
Sala Nera

La Sala Nera è una delle sale storiche del Museo, originariamente il salotto dell’appartamento di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Ispirata allo stile Rinascimento del Nord, evocato dal grande polittico fiammingo esposto a parete, ha continuato a chiamarsi Sala Nera nonostante la distruzione dei finissimi rivestimenti in ebano. Sono fortunatamente sopravvissuti ai bombardamenti i mobili e le porte, disegnati da Giuseppe Bertini e realizzati dall’equipe degli artigiani Giuseppe Speluzzi, Luigi Barzaghi e Pietro Zaneletti.

collezione
Dipinti

Tra i più di 300 dipinti, il vasto gruppo di opere italiane del Rinascimento comprende capolavori toscani (Botticelli, Piero della Francesca, Pollaiolo), lombardi (Luini, Boltraffio, Solario) e veneti (Bellini, Mantegna). Significativo anche il nucleo di dipinti del Settecento italiano (Guardi, Canaletto, Tiepolo, Fra Galgario). Prevalgono ritratti e dipinti di piccolo formato.

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