“Pittori e quadranti. La pittura barocca nelle mostre degli orologi notturni” conferenza online a cura di Francesco Ceretti

Data / Ora
06/09/2021
21:00 - 22:00

Conferenze

Dando seguito allo studio proposto nel catalogo della mostra La forma del Tempo, l’intervento intende affrontare il particolare fenomeno della decorazione pittorica delle mostre (i quadranti) degli orologi notturni seicenteschi, ovvero di quei particolari orologi silenziosi e visibili nel buio della notte che i fratelli Pier Tommaso e Giuseppe Campani, coadiuvati dal più anziano Matteo, inventarono intorno al 1656 per soddisfare il desiderio del pontefice Alessandro VII Chigi, afflitto dai tormenti dell’insonnia. Si tratta di un capitolo imprescindibile per comprendere la vastità di declinazioni e la complessità delle dinamiche toccate dalla pittura barocca; un capitolo a cui presero parte artisti di prim’ordine che accanto al più consueto “far grande” tipico dei maestosi cicli d’affreschi e dei teleri presenti nelle chiese e negli sfarzosi palazzi nobiliari si distinsero nell’operare come “quadrantisti”, dipingendo negli spazi ridotti dei quadranti allegorie del tempo o immagini sacre, andando così ad assecondare le volontà dell’altolocata committenza, della famiglia Chigi innanzitutto, presto seguita dai Medici.

L’occasione, che peraltro permetterà di proporre nuove attribuzioni per le mostre di alcuni orologi sinora prive di paternità, darà modo di addentrarsi non soltanto all’interno del modus operandi delle botteghe romane dei Campani e dei loro stretti emulatori per esaminare i quadranti dipinti da Giacinto Gimignani, Ciro Ferri, Filippo Lauri e Francesco Trevisani per esempio, ma anche di quelle genovesi, fiorentine, bolognesi e milanesi, dove rispettivamente si distinsero pittori del calibro di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, e di Domenico e Paolo Gerolamo Piola, attivi per l’orologiaio Giovanni Pietro Callin, di Andrea Scacciati, al servizio dell’orologeria del Granducato di Toscana, di Ludovico Mattioli, supposto collaboratore del faentino Ludovico Manelli, e di Giovanni Stefano Danedi, detto il Montalto, che a Milano lavorò a fianco del mastro orologiaio Stefano Santuel.

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